Lunedì, 16 Giugno 2008 12:01

INVERSIONE DEL FENOMENO DELLA PLETORA MEDICA

Pubblicato in Numero chiuso
Sfatiamo il luogo comune in base al quale “nel nostro Paese esiste un rapporto tra medici e popolazione residente che è tra i più alti al mondo”: il famoso fenomeno dell’esubero di medici rispetto alle esigenze del Paese (cd. pletora medica) sviluppatosi in Italia a partire dall’inizio degli anni 70 fino alla fine degli anni 80 come conseguenza del benessere economico e sociale  che ha caretterizzato le prime  generazioni del dopo guerra, appare oggi assolutamente superato.
La nostra esperienza di cittadini-utenti è già da sola sufficiente a farci comprendere che non sempre è facile trovare un medico nel momento del bisogno e, soprattutto,  è ancor più difficile trovare medici specializzati nella branca richiesta di volta in volta: non è un mistero che i turni al Pronto Soccorso continuano a essere effettuati da medici specializzandi in varie specialità e non da specialisti in Medicina e Chirurgia d’Urgenza, e che molti ospedali italiani abbiano difficoltà a coprire  i ruoli vacanti in reparti di fondamentale importanza (anestesia, radiologia, neurologia, cardiologia, etc).

Una corretta lettura del fenomeno non può prescindere dal fatto che il rapporto medici/popolazione  viene calcolato semplicemente dividendo il numero degli abitanti per il numero degli iscritti agli Ordini dei Medici provinciali senza tenere in alcun conto che, di norma, i medici rimangono iscritti agli Ordini professionali anche quando, raggiungendo l’età pensionabile, lasciano il mondo del lavoro e trascurando del tutto sia il tipo di specializzazione del medici sia il crescente andamento della domanda di salute conseguente all’innalzamento dell’età media!

E, dunque, considerando che attualmente il numero dei medici pensionati iscritti agli Ordini Professionali è ancora molto basso mentre sono già in pensione o stanno per andare in pensione i laureati tra gli anni 50, 60 e 70 (la “doctor boom generation”) il 2010 ed il 2015 assiesteremo ad una totale inversione di tendenza del fenomeno!
Si rende quindi necessario confrontare i dati dell’Ocse in base ai quali l’Italia è ancora in testa alla classifica tra i Paesi sviluppati per quanto riguarda il rapporto medici-popolazione ( 4 medici ogni mille abitanti rispetto ai 3.4 della Germania e ai 2 della Gran Bretagna e degli Stati Uniti) con le preoccupazioni espresse dall’EMPAM in merito alla grave situazione economico-finanziaria che l’ente stesso si troverà ad affrontare tra il 2010 e il 2022 per l’elevatissimo numero di pensionamenti e con quanto affermato dalla FIMMG (Federazione Italiana Medici di Famiglia).

Secondo, infatti, il Consiglio nazionale Fimmg ( pag.16 Documento sulla rifondazione della medicina generale- approvato il 31 marzo 2007) “Ogni anno vengono formati 1.560 Mmg (15.600 fra 10 anni). Da oggi al 2017 andranno in pensione 25.500 generalisti. Il saldo sarà di 9.900 medici in meno. Significa che circa 11 milioni di pazienti rimarranno senza medico di famiglia”.


Se, in conclusione, tra 10 anni ci troveremo di fronte ad una carenza di medici in età lavorativa e se, come risaputo, la formazione di un medico abbisogna di almeno 10 anni di studio, con quali criteri criteri è stata valutata anche quest’anno l’ooferta potenziale degli atenei?

Anche volendo trascurare il già noto assunto in base al quale la nostra Costituzione ci attribbuisce anche il diritto a fare scelte professionali che potrebbero portare alla disoccupazione e, volendo ignorare la stringente logica risiedente nel fatto che un libero accesso alla facoltà non garantisce l’automatico conseguimento del titolo, non si possono tuttavia, ignorare i suddetti dati in base ai quali l’offerta formativa degli atenei dovrebbe crescere e non diminuire!

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