Lunedì, 16 Giugno 2008 11:16

CONTRO IL NUMERO CHIUSO NELLE UNIVERSITA'

Pubblicato in Numero chiuso

libro_chiuso_icona.jpgLa nostra battaglia – la nostra vittoria

Da anni siamo in prima linea con l'Unione degli Universitari - il primo sindacato studentesco Italiano – con il Comitato “No Numero chiuso” e migliaia di studenti, per portare avanti una complessa ed articolata battaglia legale contro il c.d. “numero chiuso”, il famigerato meccanismo di accesso a numerose facoltà universitarie italiane mediante test selettivi.

Questa battaglia contro il numero chiuso che si inserisce nella più ampia campagna per la legalità rappresenta per noi una contestazione ad un sistema inadeguato di selezione degli studenti.

La battaglia sulla legalità all’interno delle università italiane e contro il numero chiuso è da noi condotta con ottimi risultati e si fregia di una costante azione politica condotta dall’U.D.U. e dalle Sue rappresentanze volta progressivamente a minare le fondamenta del sistema dell’accesso programmato al sistema universitario per una università libera, gratuita ed aperta a tutti.

Quest’anno la nostra battaglia ha assunto la veste di una doverosa opposizione a condotte che, con un’eufemistica espressione, possiamo definire “contra legem” e che rappresentano l'ennesima prova del sistema clientelare e corrotto che gravita intorno al fenomeno dell’accesso programmato!

Leggendo la cronologia delle attività svolte dallo Studio  e le nostre pubblicazioni potrete comprendere gli sforzi profusi finora e potrete condividere i nostri successi che di anno in anno permettono ai nostri ragazzi di potersi iscrivere all’università superando le barriere del numero chiuso mediante ricorsi collettivi nazionali, ricorsi locali per singolo ateneo, ma anche personalizzati ed individuali.

In questo ultimo anno abbiamo proposto dinanzi al TAR del Lazio un Maxiricorso a favore di oltre 2000 studenti e avverso le prove di selezione alle facoltà di Medicina e Chirurgia per l'anno accademico 2007/2008 caratterizzate da gravissime irregolarità e dalla presenza di quesiti errati nella formulazione.
I sospetti di illegalità e di irregolarità nello svolgimento delle prove, denunciati da numerosissimi candidati in tante Università italiane, ci hanno spinto anche a presentare denunce presso diverse Procure della Repubblica. (vedi anche pdf Libro Bianco sulle irregolarità riscontrate dagli studenti che hanno sostenuto i test di ammissione alle facoltà di Medicina e Chirurgia ed Odontoiatria)

Alla situazione di totale incertezza determinatasi, l'allora Ministro Mussi rispondeva con l'aberrante pretesa di sanare ex post (decreto Miur 21.11.07) l'illegittima procedura di annullamento dei quesiti errati e tutte le irregolarità riscontratesi durante lo svolgimento della prova.
Convinti che i tempi fossero oramai maturi per andare al di là di ricorsi fondati sulla posizione del singolo ricorrente, abbiamo, su incarico dell'UDU, presentato un ricorso mirato a minare alle fondamente l'errato sistema dell'accesso programmato ed abbiamo vinto!

Limitare l’accesso alle università sulla scorta della errata convinzione di garantire una didattica migliore determina deprecabili conseguenze: costringe le aspiranti matricole a partecipare a costosi corsi di preparazione; pondera l’offerta formativa sulle strutture universitarie esistenti piuttosto che sulla richiesta di “sapere”; ignora l'allarme lanciato dagli Ordini Professionali circa l'imminente carenza di nuove leve.
Senza ovviamente trascurare il pregiudizio ai principi di libertà individuali, basilari in uno Stato di diritto, ovvero la libertà di istruzione, la libertà di autodeterminazione del singolo che si concretizza anche nella possibilità di esplicare e sviluppare la propria personalità, nella libertà di scelta del proprio futuro, dei propri studi e della professione del domani. La nostra Costituzione sancisce il diritto allo studio e attribuisce alla nostra Repubblica il dovere di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale allo sviluppo della persona e della sua personalità, all'uguaglianza, alla partecipazione alla vita pubblica, al diritto al lavoro.
Le disposizioni dell’Unione Europea (poste erroneamente da alcuni a giustificazione dell’introduzione del numero chiuso) richiedono adeguati standard qualitativi e invitano a costruire una società moderna basata sulla conoscenza. Mai l’Europa ha invitato gli Stati Membri a selezione i propri professionisti con un test a crocette!

Pertanto, contro lo spettacolo di illegalità e di prepotenza che ogni anno si reitera, tutti i cittadini, e non solo le aspiranti matricole o i volenterosi ragazzi dell'UDU, hanno il diritto-dovere di opporsi. Un Paese che  abdica oggi al dovere di renderci  “più uguali” rischia di rinunciare un domani alla democrazia.

Il 18 giugno 2008 il TAR del Lazio, con un'articolata e innovativa sentenza, ha dichiarato che avevamo ragione, ha sancito l'illogicità di un sistema di selezione basato sulla risoluzione di quesiti a risposta multipla dichiarando, una volta per tutte, che l'appartenenza all'U.E. non ci impone, in materia, l'adozione di siffatti sistemi di selezione. Il TAR, in particolare, precisando che l'assenza dei verbali della Commissione che ha elaborato i quesiti della prova viola ogni principio di trasparenza ed integra un vizio strutturale che coinvolge tutti i quesiti della prova stessa, ha disposto l'annullamento del già menzionato Decreto del Ministro del 21 novembre 2007 nel quale trovavano fondamento le graduatorie di ammissione elaborate dai singoli atenei.

Consapevole delle conseguenze degli annullamenti disposti - tutte le graduatorie trovano fondamento nel decreto e negli atti annullati - lo stesso TAR ha auspicato un intervento legislativo atto a a dotare il sistema italiano di un modello funzionalmente più equo ed efficace, capace di privilegiare il merito e l’attitudine e a ridefinire la posizione di tutti i soggetti che hanno partecipato alla prova di ammissione allo scopo di elaborare una soluzione che tuteli gli studenti illegittimamente esclusi senza peraltro minare i diritti acquisiti dei ragazzi già iscrittisi.

Ad oggi, tuttavia, non soltanto la nostra richiesta d'incontro col Ministro non ha ricevuto risposta ma constatiamo con rammarico che nel corso dell'interrogazione parlamentare formulata sulla nostra sentenza (Question Time del 2 luglio 2008) il Ministro interpellato ha manifestato la sua contrarietà a provvedere ad una democratica risoluzione della delicata vicenda, optando, invece, per l'impugnazione, presso il Consiglio di Stato, della suddetta sentenza allo scopo di chiederne un'immediata sospensione.

La posizione assunta dal Ministro, da quanto dichiarato in sede di Question time, trova fondamento in una del tutto errata interpretazione della sentenza del TAR: la decisione del Collegio Giudicante non si fonda, infatti, sul solo riconoscimento dei quesiti errati ma anche e soprattutto sulla constatazione della violazione del principio di trasparenza come conseguenza dell'assenza dei verbali della Commissione che ha elaborato i quesiti della prova e della riproposizione di quesiti di edizioni precedenti del concorso; ed è, inoltre, lo stesso TAR ad auspicare un intervento legislativo e istituzionale atto a ridefinire la posizione di tutti i soggetti che hanno partecipato alla prova di ammissione.

Se, dunque, il Ministro intende demandare alla Magistratura una questione che la stessa Magistratura aveva demandato al Parlamento e all'Amministrazione, a noi non resta che proseguire sulla strada intrapresa dalla sentenza.

A questo punto, l'obiettivo che ci prefiggiamo è quello di tutelare tutti: ricorrenti e non poichè, indipendentemente dal punteggio conseguito, avete tutti il sacrosanto diritto di vedere tutelate le vostre ragioni ad oggi pregiudicate da un test - dichiarato anche giudizialmente -  irregolare, pieno di menzogne e illegalità!

Con l'intento, inoltre, di dar voce anche a coloro che per le più svariate ragioni non hanno potuto aderire al nostro ricorso o presentarne uno con un legale di fiducia, chiediamo a tutti i non ricorrenti di aderire al Comitato NO Numero Chiuso .

L'importanza dei diritti che sono in gioco è tale da riguardare non soltanto i ragazzi che partecipano ai test ma anche tutti i cittadini che hanno a cuore il futuro degli studenti e che vogliono che vogliono certezze sulle modalità di selezione di chi un domani si prenderà cura della nostra Res Publica.
Possono, pertanto, aderire al Comitato anche tutti i cittadini e più saremo, più la nostra battaglia legale e politica avrà peso!

Vogliamo rappresentare al nuovo Ministro il significato della nostra azione che trascende l´aspetto giudiziario e vogliamo far comprendere la nostra visione della giustizia, ovvero uno stato dell´animo, osservata per l'utilità di tutti e che fornisce a ciascuno di noi una propria dignità.

Questa battaglia non è un ideale senza fondamento ma è la richiesta legittima di consentire a tutti l’accesso libero al sapere, così come era possibile qualche anno fa prima di una legge ingiusta che oggi vogliamo cambiare così come proposto alla Camera dei Deputati dall’U.D.U. in data 8 maggio 2008 mediante una proposta che la stessa Magistratura Italiana ha ricevuto “lodevole” e meritevole di attenta valutazione da parte delle Istituzioni del nostro Paese.

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