Lunedì, 01 Agosto 2011 11:33

Vittorie sul numero chiuso

Pubblicato in Numero chiuso

L’anno accademico che sta per concludersi ha segnato dei momenti storici ed indelebili nella nostra campagna etica per la libertà di studiare.

Mai, nella storia del numero chiuso, tanti studenti esclusi da un test di ingresso ingiusto ed illegittimo erano riusciti ad aprirsi la porta del corso di laurea cui da sempre avevano aspirato.

 

La storica vittoria ottenuta contro l’Ateneo di Firenze. 130 studenti prima esclusi ora sono liberi di diventare medici ed odontoiatri.

Il caso aveva occupato i titoloni dei giornali nazionali (vd. sezione Dicono di Noi ) ed indignato le famiglie e gli aspiranti studenti di medicina dell'Ateneo di Firenze. Lo sfondo sempre infuocato dei test di ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso (in specie Medicina e Chirurgia e Odontoiatria) non era certo giovato a rasserenare gli animi. La Repubblica aveva parlato di "pasticciaccio".

Cos'era accaduto durante i test di ammissione a Medicina e Chirurgia e Odontoiatria e Protesi dentaria tenutisi all'Ateneo di Firenze nel mese di settembre  del 2010?

In due delle aule di concorso la Commissione aveva consentito che il test venisse svolto nonostante fosse presente tra gli arredi un'enorme tavola degli elementi periodici. Undici tra gli ottanta quesiti sottoposti ai candidati erano appunto di chimica ragion per cui, secondo molti (U.D.U., studenti esclusi e stampa) era assai probabile che i candidati ivi presenti avessero beneficiato di un qualche aiuto. L'Ateneo, verificata la veridicità della denuncia di tali fatti, nominava una Commissione per verificare che incidenza sui quesiti sottoposti potesse aver avuto l'uso della tavola. La Commissione concluse che grazie alla tavola ben 4 quesiti per la prova di Medicina e ben 5 per quella di Odontoiatria, potevano essere risolti con più facilità.

Nonostante ciò l'Ateneo, su conforme parere del MIUR e dell'Avvocatura dello Stato, decise comunque di approvare le graduatoria senza nessuna penalizzazione nei confronti degli studenti presenti in quelle due aule e senza nessuna misura compensativa nei confronti degli altri. Gli aiuti, ammesso che vi fossero stati, secondo l'Ateneo, avevano una scarsissima incidenza statistica ed era dunque trascurabile la violazione della par condicio tra i concorrenti.

Numerosi tra gli esclusi insorgevano innanzi al T.A.R. della Toscana evidenziando, anche grazie ad una perizia a firma di numerosi esperti della materia ed asseverata dal Presidente dell'Ordine dei Chimici della Toscana, che ove avessero anch'essi beneficiato dell'aiuto, avrebbero potuto colmare quel gap di punti che li distanziava dall'ultimo degli ammessi. Chiedevano, quindi, previa attribuzione dei punti corrispondenti, che venisse data loro la possibilità di studiare.

La decisione è rivoluzionaria. Secondo il T.A.R., preso atto che la presenza in due aule della tavola periodica degli elementi può avere attendibilmente orientato le risposte ai quesiti di chimica sottoposti ai candidati nella misura indicata dalla stessa Commissione di Ateneo ed avvalora dalla perizia di parte,  hanno ragione gli studenti esclusi. A costoro, una volta che si optò per la pubblicazione della graduatoria senza alcuna penalità per gli studenti presenti nelle due aule, doveva essere offerta una qualche compensazione capace di colmare il maggior vantaggio ottenuto dagli altri.

Ma quale soluzione adottare, in concreto,ove una parte dei candidati ha fruito di un qualche aiuto non concesso agli altri? "Il Collegio ritiene fondate le censure formulate in via principale nel ricorso, riguardanti la violazione delle regole poste a garanzia del corretto svolgimento della procedura concorsuale e della par condicio tra i concorrenti. Non è possibile stabilire con certezza in che misura questa violazione (interamente addebitabile alla negligenza dell'Università di Firenze) abbia falsato lo svolgimento delle prove, ma è certo che ha offerto ad una ristretta parte dei candidati la possibilità di giovarsi di condizioni di vantaggio rispetto agli altri. L'esito delle prove e la conseguente graduatoria risultano dunque illegittimi; si tratta ora di stabilire le conseguenze derivanti da tale illegittimità.

La scelta più ragionevole e meno dolorosa che evitache il rimedio ad una ingiustizia si traduca in una generalizzata e ben più grave ingiustizia. Resta l'ipotesi sub d) [“l'annullamento della graduatoria risultante in base all'esito delle prove, ai fini della sua rielaborazione secondo criteri idonei a superare la riscontrata illegittimità delle prove stesse”], che già questo TAR ha fatto propria (con ordinanza rimasta inoppugnata e puntualmente eseguita dall’Università resistente) allorché, nella fase cautelare del presente giudizio, ha disposto "che i ricorrenti debbano essere ammessi con riserva anche in soprannumero qualora, dando come positivamente risolti i quattro quesiti di cui al citato verbale del 6.9.2010 ancorché nel corso della prova non risolti o errati, raggiungano un punteggio utile ai fini dell’ammissione medesima (tenuto conto anche degli scorrimenti e dell’aumento dei posti) ".

E’ vero che questa soluzione, a fronte di una pluralità di ricorsi, può concedere ad alcuni candidati (come prospettato dall'Avvocatura dello Stato) un beneficio eccessivo rispetto alla lesione effettivamente subita e non corrispondente ai loro reali meriti; tuttavia, posto che non è rinvenibile nessuna soluzione priva di controindicazioni, quella accolta dal Tribunale appare più idonea delle altre a contemperare i diversi interessi in gioco e, soprattutto, ad evitare (nella logica della massima riduzione del danno) il rischio di provocare gli ingiusti pregiudizi prospettati con riferimento alle ipotesi sub a), b) e c). In realtà l'unico concreto svantaggio è quello derivante dall’ammissione in soprannumero dei candidati che risultino averne titolo una volta rielaborata la graduatoria sulla base del criterio prima enunciato; poiché peraltro è ragionevole ritenere limitato il numero di tali candidati, il danno derivante dal superamento del prefissato "numero chiuso" e dalle conseguenti maggiori presenze di studenti nelle aule e nei laboratori non appare tale da mettere in discussione la ragionevolezza e l'efficacia della soluzione prescelta

La battaglia contro l’Ateneo di Messina e la violazione dell’anonimato

Tutti, sin dall’inizio della prova del 2 settembre 2010, potevano sapere a chi corrispondeva un determinato compito. Commissari, vigilantes, forze dell’ordine, altri candidati, tutti, proprio ogni persona presente nelle aule dei tests, potevano intercettare uno dei compiti anche al fine di commettere illecitamente abusi. E ciò nonostante le regole previste dal MIUR e valide per tutti gli Atenei, prevedano il ferreo rispetto della regola dell’anonimato anche al fine di evitare che gli scandali, a tutti noti, del 2007 si ripetano.

Proprio a seguito di quegli scandali, il Commissario anticorruzione dello Stato aveva suggerito non solo di inserire un ulteriore casella nella scheda risposte così da evitare che terzi potessero manomettere i compiti già consegnati, ma anche di eliminare dalla stessa scheda il codice alfanumerico di identificazione.

Tale misura non fu adottata per l’eccessivo costo che avrebbe comportato ma rende evidente quanto necessaria sia, in un tipo di prova come quello che ci occupa, la garanzia dell’anonimato.

Presso l’Ateneo di Messina, in barba a tali regole, i commissari, sin dall’inizio della prova, hanno annotato accanto ad ogni nominativo dei partecipanti il corrispondente codice segreto il cui abbinamento, invece, doveva essere consumato solo dopo la correzione degli elaborati (ancora anonimi da parte del Cineca). E ciò è confessato dal Presidente della Commissione chiamato dal T.A.R. a rendere chiarimenti. Per simili ragioni il T.A.R. Catania, appena qualche anno prima, aveva duramente stigmatizzato l’operato della Commissione siciliana che, con a capo lo stesso Presidente, ripetè i medesimi metodi.

La decisione del T.A.R. Catania è attesa a giorni ma, frattanto, in sede istruttoria, il medesimo T.A.R. ha chiesto chiarimenti all’Ateneo al fine di comprendere le ragioni di tale comportamento della Commissione. Secondo il T.A.R. “tale modus procedendi – per quanto denunciato in ricorso – sarebbe palesemente lesivo delle esigenze di anonimato della prova selettiva, con particolare riguardo alla agevole possibilità di ricondurre anche ex post ciascuna scheda e ciascuna busta ad un candidato ben determinato; ritenuto che le ragioni giustificative di tale apparentemente anomalo comportamento debbano essere accertate e chiarite in sede processuale, al fine di vagliare la fondatezza della correlata censura”.

Le vittorie alle Università private

Per la prima volta anche la più prestigiosa Università italiana di Medicina ha dovuto rendere conto al T.A.R. delle proprie scelte durante la selezione. Sapete tutti come, al Campus biomedico, i test sottoposti ai candidati sono diversi rispetto al resto d’Italia e, oltre al test, gli aspiranti vengono selezionati tramite il colloquio orale in cui, inevitabilmente, la discrezionalità della Commissione può far si che un ragazzo sia scelto ed un altro no.

Il T.A.R., sul ricorso proposto dagli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia, rompe il muro e riammette direttamente il candidato escluso così motivando:

Considerato che su tale collocazione ha influito il giudizio del “colloquio orale” redatto dall’apposita Commissione, il quale non appare privo di incongruenze laddove, in sede di “considerazioni e commenti”, si fa riferimento a difficoltà nella valutazione del ricorrente, in assenza di “informazione curriculare del ricorrente”, mentre questi ha documentato nella c.d. “scheda anagrafica del candidato”, il proprio percorso scolastico (maturità scientifica conseguita con 100/100 nell’a.s. 2009/2010), i titoli di studio conseguiti e la posizione dei propri familiari;

Considerato peraltro che il giudizio della Commissione, nel valutare la personalità del ricorrente, ne accentua gli aspetti individualistici, in dissonanza con le note autobiografiche del ricorrente, nelle quali si riferisce dell’impegno di quest’ultimo “in azioni di volontariato svolte in modo non sporadico e l’avere dimostrato desiderio di aiutare il prossimo bisognoso o sofferente”.

Avuto riguardo alla valutazione del pregiudizio riveniente dall’operatività dei provvedimenti impugnati;

Considerato che, alla sommaria cognizione propria della presente fase cautelare, esistono elementi inducenti ad una favorevole previsione dell’esito del ricorso ACCOGLIE la domanda del ricorrente ai fini dell’ammissione con riserva in sovrannumero”.

T.A.R. Lazio, Sez. III bis, 12 gennaio 2011, n. 39

A seguito di appello dell’Università, il Consiglio di Stato ha confermato tale ordinanza rendendo ancor più netto il dettato del T.A.R. Lazio.

Le vittorie innanzi al T.A.R. Lazio

La prima riammissione arriva già a dicembre. Per la prima volta viene censurato il sistema di lettura ottica e le possibili incongruenze dovute all’annullamento delle risposte date barrando la sesta casella.

Con una pronuncia cautelare assolutamente innovativa la Sez. III bis del T.A.R. Lazio ha ammesso alla frequenza alle lezioni del Corso di Laurea in Medicina dell'Università di Messina il ricorrente difeso dagli Avv.ti Santi Delia e Michele Bonetti. Secondo il T.A.R. "il ricorso appare assistito da sufficienti elementi di fumus in ordine alle censure prospettate con i primi due motivi di ricorso non potendosi escludere con certezza l’intenzione della ricorrente di annullare la risposta fornita in ordine alla domanda n. X, con conseguente illegittima detrazione del punteggio di 0, 25, idoneo a collocarla in posizione utile nella graduatoria degli idonei". i Giudici romani, inoltre, hanno ritenuto sussistere "elementi di fondatezza anche in ordine ai profili svolti con il terzo motivo di ricorso circa l’esistenza di posti disponibili variamente non coperti".

T.A.R. Lazio, Sez. III bis, 10 dicembre 2010, n. 5288

Seguivano numerosi pronunciamenti favorevoli grazie ai quali diversi nostri ricorrenti, prima esclusi, studiano al corso di laurea cui aspirano presso Atenei come Palermo, Catania, Insubria di Varese e La Sapienza.

 

Secondo il T.A.R. Lazio, solo per fare qualche esempio, è illegittima la scelta dell’Ateneo di Palermo di non far scorrere la graduatoria a seguito di passaggi al secondo anno e ad anni successivi di studenti ammessi a seguito del test, ragion per cui i ricorrenti devono essere ammessi e possono studiare.

 

E’ ancora illegittima la scelta dell’Ateneo di Siena e di Catania (e degli altri Atenei che non hanno accolto integralmente l’invito del MIUR) che non ha accolto l’invito del MIUR ad allargare il proprio contingente di un ulteriore 10%. Anche in questo caso gli studenti esclusi devono essere riammessi e possono studiare.

Anche quest’anno numerosi quesiti erano errati

 

La pronunce più importanti, tuttavia, riguardano, ancora una volta, l’erroneità di diverse domande presenti nel test a causa delle quali molti studenti sono rimasti esclusi. A dirlo ed a gridarlo a gran voce, questa volta, non sono soltanto gli studenti, noi legali e le associazioni studentesche ma anche il T.A.R. Lazio e, soprattutto, il Consiglio di Stato.

Secondo il T.A.R. Lazio, “sussistono i presupposti per l’accoglimento della domanda cautelare della ricorrente tenuto conto della eseguità dello scarto di punteggio che la separa attualmente dall’ultimo iscritto per la quale ragione vengono ad assumere precipua rilevanza già in sede cautelare anche agli effetti del “fumus boni juris” le censure investenti sia i profili relativi alla in conferenza dell’oggetto e del contenuto di domande rivolte sotto forme di quesito sia il relativo esito come stabilito per le risposte da fornirsi del candidato”.

Qualche settimana prima autorevolissimo responso conforme alle nostre denunce era giunto dal Consiglio di Stato secondo cui “nell’ ambito dei motivi dedotti assumono rilievo, agli effetti del “fumus boni iuris”, le censure che investono la ricaduta sull’ esito della selezione della griglia di risposte assegnate a taluni quesiti, che si assumono non conferenti all’ oggetto ed al contenuto della domanda stessa; nel bilanciamento degli interessi coinvolti dalla presente controversia, appare prevalente quello del candidato ricorrente all’ intrapresa degli studi, mentre non è contrapposto un pregiudizio all’ offerta formativa dell’Università intimata”.

I ricorrenti possono, quindi, studiare Medicina.

Cons. Stato, Sez. VI, 23 febbraio 2011, n. 849

T.A.R. Lazio, Sez. III bis, 3 marzo 2011, n. 838

 

Mai più posti liberi: vanno tutti ricoperti, anche se inizialmente destinati agli extracomunitari.

Il T.A.R. Catania, in sede di ottemperanza cautelare, afferma l'importante principio secondo cui, ove vi siano dei posti resisi vacanti in graduatoria, in caso di mancata attivazione degli scorrimenti da parte dell'Amministrazione, questi vanno assegnati esclusivamente ai soggetti che abbiano proposto ricorso.

IL CASO. Come ogni anno, da ormai un decennio, nessun cinese sbarca in uno degli Atenei isolani per studiare Medicina. I non pochi ed ambitissimi posti rimangono liberi e diversi soggetti comunitari chiedono al T.A.R. Catania che gli vengano attribuiti.

I giudici catanesi, in virtù di un ormai sempre più solido orientamento giurisprudenziale, "considerato che appare ad un primo esame fondato il motivo di ricorso attinente al mancato utilizzo dei posti riservati agli studenti stranieri", accoglieva domanda cautelare e ordinava "all’Università resistente di valutare la possibilità di immatricolare la ricorrente se ed in quanto si trovi in posizione utile all’accesso ai predetti posti, tenuto conto della posizione rivestita in graduatoria".

LA DECISIONE. "Rilevato che l’esecuzione dell’ordinanza comporta l’immatricolazione con riserva in favore dei soli concorrenti che abbiano proposto ricorso giurisdizionale e che abbiano beneficiato della misura cautelare favorevole, secondo il rispettivo ordine di graduatoria, che dovrà essere verificato dall’Università resistente".

Anche in questo caso l'appello proposto dall'Ateneo è stato rigettato dal C.G.A.

T.A.R. Catania, Sez. I, 14 gennaio 2011, n. 41

T.A.R. Catania, Sez. I, 15 aprile 2011, n. 508

SULLA BASE DI QUESTI IMPORTANTISSIMI PRINCIPI LA SPERANZA E’ CHE NON SOLO QUELLI CHE GIA’ STUDIANO MA ANCHE TUTTI I RICORRENTI, LE CUI UDIENZE FINALI SONO STATE CELEBRATE A GIUGNO O QUELLI CHE LE ATTENDONO PER IL PROSSIMO GENNAIO, POSSANO OTTENERE L’AMMISSIONE CUI ASPIRANO.

RICORSI 2010-2011: IL TAR VUOLE ANDARE FINO IN FONDO

Sono finalmente uscite le tanto attese sentenze del 16 giugno 2011.

Il Tar del Lazio effettuerà una verifica dei posti ancora disponibili e controllerà le domande da noi ritenute errate e che vi permetterebbero l’ingresso.

Il T.A.R. Lazio ha emesso un provvedimento di oltre 40 pagine con il quale, a chiare lettere, mira a fare luce sull'istruttoria all'esito della quale è stato stimato il numero degli ammissibili (tanto dal MIUR quanto dall'Ateneo interessato) e sull'erroneità di numerose domande così come denunciato in ricorso grazie ad una perizia a firma di 14 esperti tra scienziati, accademici, docenti e tecnici. Il T.A.R. Lazio ha ORDINATO al MIUR e all'ATENEO di prendere posizione "sulle doglianze sollevate con il ricorso con specifico riferimento all’attività istruttoria operata dall’Amministrazione centrale e dall’Università in materia di determinazione dei posti disponibili e sull’iter procedimentale e sui quesiti formulati nella procedura concorsuale per l'ammissione al Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia pe l'a.a. 2010/2011, nella quale la ricorrente risulta collocata oltre l'ultimo posto utile e non ammessa".

Si tratta dell'unico provvedimento successivo all'udienza di merito emesso in tal senso dal T.A.R. Lazio che, invece, ha seccamente rigettato le altre azioni proposte da altri ricorrenti che avevano diversamente impostato le proprie azioni (Sez. III bis, nn. 6438, 6443, 6444, 6445, 6446 del 19 luglio 2011). La fondatezza delle censure proposte ed il diverso tenore della decisione, quindi, ci lascia ben sperare affinchè, anche questa volta, il Diritto allo Studio riesca ad affermarsi.

 

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